Binarismo di Genere
Maschio o femmina: chi ha deciso che dovessero essere solo due?
Il binarismo di genere è l'idea che esistano solo due generi, uomo e donna. Da dove nasce questo modello e perché oggi viene messo in discussione da studiose e persone non binarie.
IN 20 SECONDI.
Il binarismo di genere è il sistema culturale secondo cui esistono solo due generi, uomo e donna, e ogni persona deve rientrare necessariamente in uno dei due, di norma in base al sesso assegnato alla nascita. È un modello diffuso soprattutto nella cultura occidentale moderna, ma non universale: diverse società, in epoche diverse, hanno riconosciuto più di due generi.
Cosa significa binarismo di genere
Il binarismo di genere è il sistema culturale secondo cui esistono solo due generi possibili, uomo e donna, e ogni persona deve necessariamente rientrare in uno dei due. Questo sistema di solito si basa sul sesso assegnato alla nascita: se nasci con determinate caratteristiche biologiche, la società ti assegna automaticamente anche un genere, un ruolo, un'aspettativa di comportamento. È importante distinguere due concetti che spesso vengono confusi: il sesso biologico riguarda caratteristiche fisiche (cromosomi, organi, ormoni), mentre il genere riguarda l'identità, il ruolo sociale e l'esperienza vissuta di una persona. Il binarismo di genere presuppone che questi due piani coincidano sempre e in modo netto, cosa che la realtà, come vedremo, complica parecchio.
Cisgender
Cisgender indica una persona la cui identità di genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita. È il termine speculare a transgender, e serve proprio a nominare anche la condizione considerata di default, spesso data per scontata al punto da non avere mai avuto un nome.
Da dove arriva questa idea
Il modello binario non è "naturale" nel senso di universale e immutabile: è una costruzione culturale con una storia precisa, radicata soprattutto nella tradizione occidentale moderna, nel diritto, nella religione e poi nella medicina otto e novecentesca. Diverse società, in epoche e luoghi diversi, hanno riconosciuto più di due generi: alcune culture indigene nordamericane parlano da secoli di persone "two spirit", in India esiste da tempo il riconoscimento sociale delle persone hijra, e in vari contesti dell'Asia meridionale e del Pacifico esistono categorie di genere che non rientrano nello schema binario europeo. Questo non significa che il binarismo sia "sbagliato" in senso assoluto: significa che è una delle possibili cornici con cui organizzare l'identità di genere, non l'unica esistita nella storia umana.
Le critiche al modello binario
Chi critica il binarismo di genere parte da un'osservazione semplice: non tutte le persone si riconoscono pienamente nella categoria assegnata loro alla nascita, e non tutte le esperienze di genere si lasciano descrivere con due sole etichette. Le persone non binarie, per esempio, non si identificano né come uomo né come donna in modo esclusivo: possono sentirsi entrambe le cose, nessuna delle due, oppure qualcosa che si sposta nel tempo. A questo si aggiungono le riflessioni sull'intersessualità, cioè le persone che nascono con caratteristiche biologiche che non rientrano nettamente nelle categorie mediche di "maschio" o "femmina": la loro sola esistenza mostra che anche il piano biologico è meno binario di quanto si creda comunemente.
In Germania, dal 2018, è possibile registrare all'anagrafe un terzo genere ('divers') oltre a maschile e femminile. Diversi altri paesi, tra cui Argentina, Canada e alcuni stati americani, hanno introdotto opzioni simili sui documenti d'identità.
Cosa propongono le alternative
Le alternative al modello binario non propongono di "abolire" uomo e donna, ma di allargare lo spazio disponibile. Si parla in questo senso di spettro di genere, un continuum su cui le identità possono collocarsi in punti diversi, oppure di modelli non binari veri e propri, in cui esistono generi ulteriori rispetto ai due tradizionali. Sul piano pratico, questo si traduce in scelte molto concrete: pronomi neutri o alternativi in alcune lingue, opzioni di genere "X" o "non specificato" su documenti e moduli in diversi paesi, linguaggio inclusivo negli ambienti di lavoro e nella scuola. Non tutte le proposte trovano lo stesso consenso, e il dibattito su come applicarle resta aperto: quello su cui c'è più accordo, tra chi si occupa di questi temi, è che rendere visibile l'esistenza di identità non binarie non toglie nulla a chi si riconosce comodamente nel binario.
Binarismo nella vita quotidiana
Il binarismo di genere non vive solo nei dibattiti teorici: è incastonato in mille dettagli quotidiani a cui spesso non facciamo nemmeno caso. Il colore rosa o azzurro scelto prima ancora che un bambino nasca, i bagni pubblici divisi in due sole opzioni, i moduli con la casella "M" o "F" senza alternative, il modo in cui certe lingue costringono a scegliere un genere grammaticale per ogni frase. Non tutte le persone vivono questi dettagli come un problema: per molte sono semplicemente lo sfondo normale della vita. Per chi non si riconosce nello schema binario, però, ogni piccolo dettaglio di questo tipo può diventare un momento di attrito quotidiano, piccolo ma ripetuto molte volte al giorno. Capire questo meccanismo aiuta a leggere con più chiarezza perché il tema, oggi, occupa uno spazio sempre più grande nella conversazione pubblica.
OK BOOMER: STORIA DI UN'INCOMPRENSIONE LINGUISTICA
Le parole cambiano, e a volte fanno fatica a starci dietro. Se ti piace capire come si trasforma il linguaggio, da una generazione all'altra, "Ok Boomer" racconta proprio questo. Da oggi è disponibile su Amazon, in eBook e in cartaceo.
OK. ADESSO SAI COS'È.
MA PROBABILMENTE NON SAI COS'È QUESTO.
